Con la riforma della legge fallimentare (codice della crisi di impresa) sono stati introdotti significativi cambiamenti nelle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti e soprattutto quelle degli imprenditori.

Le variazioni fondamentali (già in vigore dal 16/03/2019):

  • Obbligo per le imprese di adottare un sistema di monitoraggio e controllo della propria attività in grado di verificare se l’azienda sia o meno in crisi (sulla base di determinati parametri fissati per legge) e se sarà in grado di pagare i propri debiti nei successivi sei mesi: costituzione dell’Audit interno e creazione del modello organizzativo;
  • Aumento delle responsabilità personali per gli amministratori di SRL nel caso di impoverimento del patrimonio aziendale;
  • Obbligo per moltissime aziende di nominare un sindaco (o collegio sindacale) o una società di revisione quando per 2 anni consecutivi la società superi  almeno uno dei seguenti parametri: 4 milioni di euro di fatturato, 4 milioni di attivo patrimoniale, 20 dipendenti (limiti dimensionali – aggiornati G.U.
    17-6-2019 (DECRETO CRESCITA). Prima attuazione 16 dicembre 2019;

Con i suddetti nuovi parametri, viene fissata la capacità dell’azienda di pagare i propri debiti nei confronti di:

  • Dipendenti;
  • Fornitori;
  • Banche;
  • Agenzia Entrate;
  • INPS, INAIL;
  • Enti della riscossione.

Se l’impresa non riesce a soddisfare pienamente i propri debiti e in particolare quelli nei confronti del fisco e degli enti previdenziali, può essere giudicata come potenziale “impresa in crisi”.
In questo caso, sia gli organismi interni (sindaci o società di revisione), che quelli esterni (come Agenzia delle Entrate, INPS, Agenzie di riscossione) possono fare una segnalazione al Tribunale della città di competenza e l’azienda può entrare sotto il controllo degli Organismi di Gestione della Crisi.
Il nuovo codice della crisi Questi non lascia spazio agli organismi di controllo interno, giacchè in caso di omessa segnalazione delle difficoltà, incorrono in responsabilità personali e patrimoniali.

Il tribunale, nel caso in cui l’imprenditore non si attivi a risolvere la possibile crisi, nominerà un collegio di professionisti chiamato OCRI (organismo di gestione della crisi) che entrerà in azienda spodestando il potere di soci e amministratori e deciderà se chiudere l’azienda o attuare altri tipi di azioni (come una sorta di amministrazione giudiziaria).
Pertanto, per evitare di incorrere al rischio di essere spodestati e perdere l’azienda, occorre:

  • Verificare se nel proprio statuto aziendale sia inserita la possibilità di nominare un sindaco, se cosi non fosse modificare lo statuto;
  • Dotarsi di un modello organizzativo (che può essere elaborato da un professionista esterno);
  • Dotarsi di un sistema di controllo e monitoraggio interno che permetta di valutare lo stato di salute aziendale (audit);
  • Migliorare l’immagine finanziaria in modo da garantire la possibilità di mettere in una situazione di tranquillità il suo bilancio aziendale oppure di dover subire i nuovi scenari mettendo l’azienda a rischio di sopravvivenza.

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